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Fonte : Il Sole 24 Ore (8 dicembre 2023)

Privatizzazioni. Tra le possibili soluzioni esaminate dai tecnici quella di far coincidere la vendita della quota del 29,26% detenuta dal Mef con la presentazione del nuovo piano industriale.

La cessione sul mercato della quota del 29,26% del Mef ai valori attuali di Borsa (9,97 euro; i massimi erano stati raggiunti nel 2022 a 12 euro) determinerebbe un incasso di 3,8 miliardi di euro, un quinto dell’obiettivo di privatizzazioni indicato nella Nadef per il prossimo triennio (poco più di 20 miliardi). Una volta che fosse deciso l’avvio della privatizzazione, l’azionista Mef avrebbe varie modalità per procedere. Sarebbe però da escludere un’operazione simile a quella di Mps, e cioè un “accelerated bookbuilding” nel quale un consorzio di banche raccoglie gli ordini degli investitori a determinati livelli di prezzo e,nel corso di alcune ore, stabilisce l’entità davendere a quale prezzo. Se questa modalità ha il pregio di ridurre al minimo i tempi e i costi dell’operazione, ha anche il rovescio della medaglia di non massimizzare davvero l’incasso.

Le Quote principali :

29,2% – La quota del Mef

Oggi il ministero dell’Economia e delle Finanze detiene il 29,26% di Poste Italiane Spa. Una quota che al valore attuale di borsa equivale a circa 3,8 miliardi di euro, un quinto dell’obiettivo di privatizzazioni indicato nella Nadef per il prossimo triennio (poco più di 20 miliardi).

34,8% – La quota di investitori

La quota detenuta dagli investitoiri individuali, ossia i risparmaitori, è dell’11,8% a cui si somma un 23% detenuto da investitori istituzionali come i fondi di investimento, Sgr e altri.

35% – La quota di Cdp

La quota detenuta da Cassa depositi e prestiti resta fuori dall’operazione

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By lasettimanapostale

La Settimana Postale è un magazine a cura della FNC UGL Comunicazioni

3 thoughts on “Poste, allo studio la cessione di una tranche da 3,8 miliardi.”
  1. Come al solito non ho parole privatizzare un’azienda sana che porta guadagni allo stato, e le promesse del presidente del consiglio Giorgia Meloni durante la campagna elettorale che non ci sarebbero state ulteriori cessioni di quote se sarebbe andata lei alla guida del governo, è ovvio che così facendo aumenta l’astensione al voto ho capito che ormai sia destra che sinistra sono uguali sono veramente dispiaciuto dal cedere un azienda cosi capillare che opera ancora nel sociale, stesso errore della Telecom Italia

  2. Come al solito non ho parole privatizzare un’azienda sana che porta guadagni allo stato, e le promesse del presidente del consiglio Giorgia Meloni durante la campagna elettorale che non ci sarebbero state ulteriori cessioni di quote se sarebbe andata lei alla guida del governo, è ovvio che così facendo aumenta l’astensione al voto ho capito che ormai sia destra che sinistra sono uguali sono veramente dispiaciuto dal cedere un azienda cosi capillare che opera ancora nel sociale, stesso errore della Telecom Italia

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